Acconcio gennaio 2021 – anno XXXI n-1

BOLLETTINO SEMESTRALE DI INFORMAZIONE SCACCHISTICA

a cura del CS Spassky di Lecco ad uso gratuito per soci e simpatizzanti

in redazione le Eminenze Grigie

Gli scacchi ai tempi del coronavirus  (parte seconda) L’illusione

Ci eravamo illusi che tutto fosse passato e invece siamo ricaduti in pieno nella seconda ondata di questo tsunami sanitario che ha colpito il mondo, l’incubo del contagio non ci abbandona. L’annullamento di diverse attività sportive, lavorative e di svago ha condizionato le nostre scelte. Abbiamo riaperto il Circolo a Settembre ma a Novembre abbiamo dovuto di nuovo richiudere. Siamo riusciti appena in tempo a metterci  in regola con il protocollo della FSI  ma la nuova seconda chiusura ha annullato di nuovo tutto, anche il programma dei corsi che avevamo stabilito. Pochi i tornei  di scacchi che sono stati giocati a tavolino nel Mondo e tutti con regole severe dettate dai protocolli, mentre moltissimi quelli sulle piattaforme on line. Speriamo che si torni presto ad una nuova normalità.

In ricordo di Pier di Nando Franceschetti

Ho conosciuto Pierluigi Ruffinoni all’inizio degli anni 90 quando fui chiamato dal fratello per seguire un locale di Barzio , oggi chiuso , dove si giocava a scacchi ed alcuni appassionati volevano formare un club . Mi colpì subito la sua timidezza quasi introversa ma che , come scoprii in seguito , nascondeva una persona di grande spessore e di ottima cultura . A seguito dell’iniziativa venne fatto anche un torneo semilampo a Barzio in quel di Palazzo Manzoni dove si cimentarono , divisi in due tornei esperti e neofiti . Grande fu la partecipazione con la presenza anche di diversi maestri internazionali slavi . Ma purtroppo per cause diverse l’iniziativa del Club cadde e non ebbi più notizie . All’ inizio degli anni 2000 per ragioni di lavoro mi trasferii in Valsassina a Cremeno ed ebbi occasione di riallacciare i rapporti con Pier , che da vero appassionato ma con la sua solita timidezza , appoggiò tutte le mie iniziative a favore degli scacchi in Valsassina . Due corsi alla biblioteca di Maggio e due tornei uno alla biblioteca ed uno al bar Sciambola di Cassina (vinto proprio da Pier) , oltre ad un altro corso al bar Umberto I° di Introbio. Rientrato a Lecco nel 2007 convinsi Pier a partecipare attivamente all’attività agonistica e di conseguenza alla vita sociale del circolo di scacchi  di Lecco . Da allora fu uno dei più assidui frequentatori e uno dei più appassionati . A lui si deve la manifestazione a Barzio del 2014 , dove in una splendida cornice serale della piazza Garibaldi o così detta del Leone per via della statua al centro , coinvolgemmo con la scacchiera gigante e alcuni tavoli da gioco diverse persone del luogo e diversi villeggianti. Fu una serata magica dove tutto sembrava luccicare e il nostro presidente Nicola Gerundino illuminò  tutti i presenti con alcune notizie sul  mondo degli scacchi. Pier partecipò anche a diversi tornei  nel territorio e ottenne il riconoscimento alla categoria terza Nazionale . Purtroppo il lavoro in zona turistica gli lasciava poco tempo per i tornei con formula week-end . Oltre a innumerevoli partite giocate assieme sia al circolo ARCI che allo Spassky a Pier piaceva anche presentarmi dei problemi scacchistici di difficile soluzione . Era anche un amante del cinema e collaborava col cineforum di Pasturo . A riguardo mi ricordo che lo scorso anno , prima dell’operazione , mi chiese una documentazione sui film in cui figuravano gli scacchi per farne una  programmazione  per il cineforum. Purtroppo una grave malattia l’ha stroncato all’età di 63 anni . Mi resta il ricordo di un amico sincero che non esagerava mai , anche quando in punta di piedi vinceva le partite . Ciao  Pier .   A Pier   è con gioia che ricordiamo tutte le partite a scacchi giocate e con rammarico che pensiamo a quelle che avremmo voluto ancora giocare, sei stato un amico e un bravo giocatore di scacchi purtroppo hai dovuto abbandonare l’ultima partita contro un avversario che non perdona ci mancherai

In memoria di Pierluigi Ruffinoni gli amici del circolo scacchistico Spassky di Lecco

I pionieri della scacchiera   dal 1500 al 1700               

Nel XVI° secolo, in pieno Rinascimento, la grande diffusione degli scacchi fra le classi agiate  provocò un fenomeno che anticipò di qualche secolo il professionismo scacchistico dei tempi moderni. La figura dello scacchista era tenuta in grande considerazione dai ricchi mecenati dell’epoca, al pari di quella del poeta, del letterato o dello scienziato. Non a caso nei trattati di quel periodo il gioco degli scacchi veniva spesso definito “arte liberale”. Insomma quella dello scacchista era una “professione” molto onorata e sono molte le testimonianza storiche che certificano l’esistenza di veri e propri professionisti del gioco, stipendiati e protetti da nobili o alti prelati per le loro doti di giocatori. Due furono le tipologie di forti giocatori e teorici di scacchi di quel periodo : quella degli ecclesiastici  e  quella dei cavalieri erranti. 

Ma mettiamo un pò d’ordine. Il primo punto da tenere in considerazione fu il trattato dello spagnolo Louis Ramirez de Lucena Repetición de amores y arte de ajedrez  del 1497 che è considerata la più antica opera di stampa arrivata sino a noi. Dopo di lui il portoghese Pedro Damiano basandosi sulla conoscenza del trattato di Lucena e dei suoi viaggi a Roma nel 1512 scrisse in italiano il manuale “il libro da imparare a giocare a scacchi e li partiti”. Ma fu solo con l’ecclesiastico  Ruy Lopez de Segura , considerato da tutti il più forte scacchista di Spagna, che  con il suo Libro de la invención liberal y arte del juego del ajedrez del 1561 ci sarà dato il primo manuale teorico sugli scacchi e l’unico ad essere riconosciuto e gratificato in tutta Europa. Ed ora parliamo dei primi avventurieri o così detti “Cavalieri erranti”. Dalle biografie degli scacchisti più celebri giunte fino a noi si ricava  l’impressione di personaggi irrequieti ed avventurosi che non si accontentavano di vivere tranquillamente con le rendite ed i privilegi concessi loro dai ricchi mecenati. Nell’agosto del 1575 Filippo II Re di Spagna invitò ad un torneo presso la sua corte i migliori scacchisti, provenienti dai territori governati dalla corona spagnola, oltre a  Ruy Lopez (1530-1580), Leonardo da Cutro (1552-1597), detto “Il Puttino” per la sua piccola statura, Paolo Boi (1528-1598) detto“Il Siracusano” e Alfonso Cerón di Granada. A tutti gli effetti è il primo torneo internazionale della storia di cui ci sia giunta notizia. La competizione fu vinta dal Puttino che ricevette un premio in denaro e l’esenzione della sua città, Cutro, dalle tasse per i successivi vent’anni, ma soprattutto ottenne la fama di essere il più forte giocatore al mondo e lo scettro degli scacchi passò definitivamente dalla Spagna all’Italia . Vivendo dei proventi della loro attività scacchistica questi avventurieri viaggiarono in lungo e in largo per l’Europa e oltre, guadagnando anche grosse fortune nei primi “matches” internazionali patrocinati dai vari nobili e sovrani. Si calcola ad esempio che Paolo Boi riuscì a guadagnare oltre 30.000 scudi. Una somma enorme se si considera che la rendita annua di uno studioso di corte si aggirava allora sui 200-300 scudi. Ma a quei tempi viaggiare era anche piuttosto pericoloso e incontri con briganti e pirati erano piuttosto frequenti e si dice che furono spesso depredati , riuscendo a salvarsi anche grazie alla loro abilità scacchistica . Curiosamente sia Leonardo da Cutro sia Paolo Boi morirono avvelenati. Si dice che l’appellativo “Cavaliere errante” fu dato dal Re del Portogallo Sebastiano II al Puttino dopo una sfida che lo aveva visto vincere contro il “Moro” a Lisbona. Quella dei soprannomi, sopratutto  legati alla loro provenienza, fu una particolarità di quel periodo in quanto ciò aumentava la loro fama e  la loro popolarità.

Altro Cavaliere un po’ meno errante fu Giulio Cesare Polerio (1550-1610) detto “l’Abruzzese” che accompagnò Leonardo da Cutro alla sfida di Madrid ed in seguito lì rimase per diversi anni completando alcuni manoscritti di fine 500 a lui attribuiti. Rientrato a Roma divenne maestro di scacchi del Principe Giacomo Boncompagni duca di Sora a cui si deve il codice scacchistico “Boncompagni 3” presente nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Ha il merito di aver introdotto l’arrocco anche se non nella forma attuale. Di quel periodo un ecclesiastico famoso fu Don Pietro Carrera (1573-1647) che dopo essere stato ordinato sacerdote divenne cappellano del marchese Branciforti di Militello e ebbe la fortuna di conoscere nel 1597 Paolo Boi con il quale perse diverse partite. Frequentando Palermo conobbe diversi scacchisti e nel 1617 pubblicò la sua opera più famosa “Il gioco de li scacchi” diviso in 8 libri in cui erano esposte le teorie delle aperture conosciute fino ad allora e l’importanza dei “Partiti”, nome con cui erano conosciuti gli studi e i problemi di scacchi a quel tempo. Come giocatore si misurò anche con il giovane Geronimo Cascio e con Salvatore Albino detto il “Beneventano” a suo dire vincendo. Di lui si ricorda anche il volumetto del 1635 un libello polemico , scritto con lo pseudonimo di Valentino Vespaio, Risposta a difesa di Pietro Carrera contro Alessandro Salvio” che aveva pubblicato una critica a una sua analisi trovandone anche un miglioramento.  Ma senza dubbio il più grande e il più picaresco dei Cavalieri erranti fu Gioacchino Greco (1590-1630) detto il “Calabrese”. Figlio di una famiglia benestante studiò dai Gesuiti a Cosenza  e qui fu avviato alle bellezze del gioco da Mariano Marani . Nel 1619 pubblicò in francese “Il trattato del nobilissimo gioco degli scacchi” che fu pubblicato in ben tre edizioni intanto che era in vita e ben  50 edizioni dopo la sua morte . Visitò le corti di Francia e d’Inghilterra e Spagna ripercorrendo i fasti dei suoi predecessori guadagnando parecchi soldi con il suo gioco brillante, ma anche lui incappò in una disavventura, uno stuolo di malviventi in Inghilterra lo aggredì e gli sotrasse oltre 5.000 scudi frutto delle sue vittorie. Tornò a Parigi dove battè tutti i migliori giocatori di Francia e per il suo stile e la sua genialità fu detto di lui “Superbo e affascinante come il suolo della sua Patria”. Si disse che fu il più forte giocatore e teorico del suo tempo. ll Greco morì addirittura nelle allora quasi sconosciute Indie Occidentali dopo aver visitato Messico, Perù e Cile dove si era recato per vivere la sue ultime avventure al seguito di un nobile spagnolo. Morendo lasciò tutti i suoi cospicui beni ai Gesuiti, convinto di averli guadagnati illecitamente con il gioco degli scacchi .

Un altro personaggio di spicco fu Alessandro Salvio (1575-1640) dottore in legge nonché giurista di lui si  sa che era un  forte giocatore , avendo battuto anche Paolo Boi a Napoli nel 1598,  a lui si devono due opere letterarie di grande valore “ Trattato dell’inventione et arte liberale del gioco di scacchi” e “ Il Puttino altramente detto il cavaliero errante “. Fu grande frequentatore delle Accademie scacchistiche di Napoli  e molto polemica fu la sua  “Apologia contro il Carrera” che contribuì ad accendere gli animi degli studiosi di scacchi.

Nel XVII secolo si fece notare anche un altro scacchista Francesco Piacenza (1637-1687) Dottore in diritto civile e canonico che viaggiò molto in Italia e all’estero giocando un po’ ovunque con poste in denaro. Pubblicò a Torino nel 1683 il trattato “I campeggiamenti negli scacchi ossia nuova disciplina negli attacchi, nelle difese e nei partiti”. Fu membro dell’Accademia degli Immobili Di Modena e fu fautore della promozione di pedone a pezzo minore, il cosidetto “Pravo abuso” che avviò una polemica durata fino ai primi dell’ 800.

Agli inizi del XVIII secolo l’attività scacchistica in Francia e in Inghilterra  si spostò nei caffè e diede inizio ad una nuova era di studio e di gioco. Mentre in Italia le fucine degli scacchisti non furono i caffè ma le Accademie, così si chiamavano riunioni di persone a fini di cultura. Emersero diversi studiosi che per lo più erano teorici che preferivano esibire la loro sapienza piuttosto che confrontarsi giocando partite a scacchi. Tra di loro citiamo Giambattista Lolli (1698-1769)  che nel 1763 pubblicò a Bologna “Le osservazioni teorico pratiche sugli scacchi”. Altro accademico fu Ercole Dal Rio (1723-1802) nel 1750 diede alle stampe un trattato “Sopra il gioco degli scacchi osservazioni pratiche” sotto il nome di Anonimo Modenese. A Modena strinse amicizia con il Lolli e con il canonico Domenico Lorenzo Ponziani (1719-1796) formando il cosidetto Trio Modenese. Su insistenza di Del Rio  nel 1769 fece stampare il suo “il gioco incomparabile degli scacchi sviluppato con nuovo metodo“ con lo pseudonimo di Autore Modenese. Non si hanno loro partite giocate.

Intanto nei caffè si ritrovavano a sfidarsi i migliori giocatori di scacchi in circolazione. Al caffè de la Régence a Parigi era facile trovare illustri personaggi tra cui Voltaire, Rousseau, Franklin, Grimm e altri ancora che trovavano negli scacchi il divertimento preferito. A Londra al caffè Slaughter era facile trovare sir Isaac Newton, lo storico Alessandro Cunningham e il Duca Carlo Earl di Sunderland che avrebbe scritto un opera in latino sugli scacchi. In Francia si stabilì anche Philip Stamma (1705-1755) nativo di Aleppo in Siria forte scacchista che scrisse ”Essai sur le jeu des échecs”. Un famoso scacchista di Parigi fu il nobiluomo de Kermur, Sire de Légal (1702-1792)  la cui gloria fu una breve partita conclusasi con uno scacco matto che ancora oggi porta il suo nome. Ma la gratificazione maggiore fu quella di insegnare il suo sapere ad un giovane tale Andrea Francesco Danican Phlidor (1726-1795) che divenne il più forte scacchista del 1700. Philidor pubblicò un unico libro nel 1749 a Londra “Analyses du jeu des échecs” che  divenne ben presto la Bibbia del mondo scacchistico tradotto in varie lingue e ristampato per ben oltre 60 edizioni. Girò mezza Europa giocando con i più forti giocatori del periodo. A causa della rivoluzione francese Philidor dovette rifugiarsi a Londra dove poi morì. La sua frase “I Pedoni sono l’anima degli scacchi “ resterà nei secoli sempre attuale. Con Philidor la teoria scacchistica conobbe un “salto di qualità” che contribuì in misura determinante a collocare il gioco degli scacchi sul piano della logica, sottraendolo alle sperimentazioni empiriche. Il suo insegnamento riscosse un grande successo perchè seppe fondere il freddo raziocinio con il virtuosismo tecnico, quale nessuno dei suoi predecessori aveva mai saputo fare. Figlio di una famiglia di musicisti fu anche lui un valente musicista e compositore.  Un busto di Philidor è esposto sulla facciata del palazzo dell’Opera Garnier di Parigi. Sotto il busto è rappresentata, racchiusa in uno scudo, una scacchiera. La Rue Philidor, nel 20º arrondissement, è dedicata alla sua imperitura memoria .

Il 1700 segnò il distacco dell’Italia dalle grandi correnti scacchistiche Europee in quanto il famoso trio Modenese fissò  delle regole rispettate solo in Italia mentre nel resto d’Europa e del Mondo si rispettavano quelle indicate da Philidor. Purtroppo fu uno sbaglio epocale che durò per tutto il diciannovesimo e anche parte del ventesimo secolo e limitò il mondo scacchistico Italiano ad una partecipazione minima ai più importanti livelli internazionali.

Il 1800 fu la fine di un Epopea e di quel mondo avventuristico dei cavalieri erranti e stabilì dei nuovi concetti e delle nuove dinamiche  di gioco …ma questa è tutta un’altra storia !

Ed ora guardiamo qualche partita di quegli anni che è giunta fino a noi con qualche piccolo commento considerando che la teoria delle aperture e del gioco era agli albori . La prima vede di fronte il famosissimo prelato Spagnolo in una sua visita a Roma contro il “Puttino”:

Ruy López – Leonardo da Cutro (Roma, 1560) ( Pensate una partita dii 460 anni fa…)

1.e4 e5 2.f4 d6 3.Ac4 c6 4.Cf3 Ag4 una inchiodatura prematura che dà il via  ad un attacco violento

5.fxe5 dxe5 6.Axf7+ Rxf7 7.Cxe5+ Re8 8.Dxg4 Cf6 9.De6+ De7 10.Dc8+ Dd8 11.Dxd8+ Rxd8 12.Cf7+ 1-0  Questa partita è stata giocata  prima della  famosa sfida di Madrid e il Puttino  era ancora acerbo !.

Le altre due partite sono del “Calabrese” dove però non è noto il nome dei due avversari.

Greco-NN*1619
1.e4 b6 2.d4 Ab7 3.Ad3 f5 4.exf5 Axg2 5.Dh5+ g6 6.fxg6 Cf6 ed ora il bianco vince con un bel sacrificio di Donna


.. gxh7! Cxh5 8.Ag6#

NN-Greco*1620
1.e4 e5 2.Cf3 Cc6 3.Ac4 Ac5 4.O-O Cf6 5.Te1 O-O 6.c3 toh! la partita Italiana ! De7 7.d4 exd4 8.e5 Cg4 9.cxd4 Cxd4 10.Cxd4 Dh4 11.Cf3 Dxf2+ 12.Rh1 Splendido attacco che si conclude con il matto

… Dg1+  13.Cxg1  la presa di Torre  non cambia il risultato … Cf2#   uno spettacolare matto affogato !.

Il Barone di Munchhausen e gli scacchi

In una lunga notte d’inverno il Barone raccontava le proprie avventure agli amici che lo ascoltavano affascinati. Quando menzionò gli scacchi qualcuno gli domandò: “ Ci dica barone Lei ha mai perso una partita?”. Il Barone cominciò la sua storia: “Cari amici, non dimenticherò mai quello che mi capitò una volta, quando ancora giovane frequentavo il Cafè de la Règence a Parigi dove ero famoso sia per la mia capacità scacchistica sia, modestamente, per la mia abilità dialettica. Un giorno mentre seguivo una partita e facevo commenti a voce alta, vidi accanto a me uno spettatore che osservava silenzioso; mi sembrò che stesse ignorando le mie osservazioni e perciò decisi di dargli una lezione. “Signore”, dissi, “Lei deve giocare una partita con me, e non mi dica di no!” aggiunsi vedendolo perplesso e, senza lascargli un attimo di respiro, lo trascinai per un braccio costringendolo a sedere ad un tavolo libero, dove giocai rapidamente la prima mossa;

 …anche il mio avversario con  lo sguardo spaventato  cominciò a giocare:

1) e4 d5 2) e5 d4 3) c3 f6 4) exf6 dxc3 5) fxe7 cxd2+ 6) Axd2 Axe7 7) Cf3 Cc6 8) Cc3 Cf6 9) Ce2 Cd7 10) Cfd4 Cce5; “ora” pensai “catturo la Donna” 11) Ce6 e il mio avversario sempre silenzioso giocò 11)…Cd3 e con mia grande sorpresa dovetti ammettere lo “Scacco Matto”. “Una partita non dice nulla!” esclamai stizzito “ Voglio la rivincita!”. Presi i pezzi bianchi e come se fosse ovvio cominciai la seconda partita:

1) e4 d5 2) d3 e6 3) Cf3 Cc6 4) Ag5 Ab4+ 5) Re2 Dd7 6) Cc3 Cf6 7) a3 h6 8) Ah4 Aa5 9) e5 d4 10) Ca4 Ch5 11) Cc5 Cf4 #

Rimasi senza parole e fui di nuovo costretto ad ammettere la sconfitta.

Nel frattempo si erano avvicinati molti spettatori che, naturalmente, volevano vedermi perdere. Strinsi i denti e incominciai la terza partita: 1) e4 d5 2) d4 e5 3) f4 c5 4) c4 f5 da allora questa apertura è nota come il “Gambetto Munchhausen” 5) exf5 dxc4 6) dxc5 exf4 7) Axf4 Axc5 8) Axc4 Axf5 9) Axb8 Axg1 10) Axg8 Axb1 11) Txb1 Txg8 12) Txg1 Txb8 Qui decisi di cambiare le Donne e giocai 13) Dxb8 e con mia grande sorpresa il mio avversario prese il Re e giocò 13)…Rxe1???? “ Lasci gli scherzi” gridai arrabbiato “rimetta il mio Re al suo posto!” “Ma anche Lei ha fatto la stessa cosa”. Rispose lui con aria ingenua. Replicai: “Che frivola scusa , non conosce la differenza fra il Re e la Regina?.”No” Disse freddamente “non so neppure giocare a scacchi , ma Lei non mi ha lasciato neanche il tempo di spiegarglielo, allora che altra scelta avevo se non ripetere le Sue mosse?”. Tutti intorno a noi si misero a ridere sonoramente facendo un gran baccano e la mia fama si trovò appesa ad un filo. “Che cosa straordinaria” dissi ad alta voce “uno che non sa nulla di scacchi batte un giocatore forte ed esperto. Un fatto del genere poteva solo succedere al Barone di Munchhausen!”.(Italia Scacchistica 1992)


 

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